Il futuro della carta: supporto per le notizie o per incartare il pesce?

Il futuro della carta è un tema che, come un fiume carsico, ciclicamente torna a interessare soprattutto una fascia definita della popolazione. Quella che è cresciuta proprio leggendo le notizie sui quotidiani, o comunque sui giornali, e che, magari in modo meno assiduo, continua a farlo. Quindi, in buona sostanza, interessa la fascia di popolazione degli over 50, una fetta di cittadini (e di pubblico) che nel nostro Paese è comunque molto importante.

Ma, appunto, c’è un futuro per l’informazione sulla carta o, viceversa, questo mezzo che ha poco meno di 2000 anni (era il 105 dopo Cristo quando Tsai Lun, un dignitario della corte imperiale cinese inventò un metodo economico di fabbricazione della carta, utilizzando brandelli di stoffa usata, reti da pesca e corteccia d’albero) è destinato ad altri usi (non solo incartare il pesce, s’intende). 

Il ‘secolo breve’ dei quotidiani

L’800 è stato il periodo in cui, nel mondo, si sono via via diffusi i quotidiani, ma è il ‘900, il cosiddetto ‘secolo breve’, a premiare l’informazione giornaliera attraverso supporto cartaceo come il metodo principe per raccontare i fatti e per far circolare le opinioni. I quotidiani, e poi le riviste di qualsiasi tipo, hanno al tempo stesso i mezzi e la credibilità per informare i cittadini, che li acquistano, soprattutto nella fascia più colta o in quella più interessata alle questioni politiche e sociali. I giornali diventano sempre più un potente strumento di informazione e, in casi particolari, di servizio per la disinformazione. Ma il secolo breve, appunto, non dura in eterno e il primato della carta comincia a essere insidiato dalla televisione (con la radio, invece, c’è sempre stato un rapporto meno conflittuale) e, negli anni 2000, dal web.

Il web ha vinto, viva il web

La rete, internet, ben presto fagocita la grande parte dell’informazione, soprattutto tramite il fenomeno dei social, strumenti che non sono nati per fare informazione ma che, di fatto, diventano per molti la principale, se non l’unica, modalità di fruizione delle notizie. E il modo con cui circolano le opinioni. Più (o spesso) meno realmente informate.

E allora, c’è un domani per la carta?

La domanda è comunque interessante, anche per gli under 50. Molti si interrogano sul futuro dei giornali (uno strumento di grande interesse per chi vuole approfondire è Charlie, newsletter settimanale gratuita de ilpost.it). Qui proviamo solo a ipotizzare qualcosa, sapendo che la sfera di cristallo non è nella disponibilità di nessuno. 

La carta ha un futuro per una nicchia di persone che la amano, la cercano e vogliono una grande qualità. I giornali, per come li conosciamo, finiranno, ma non finirà una informazione su supporto cartaceo, con molto più spazio alle idee, al confronto delle opinioni, al racconto di storie che portino con sé una scrittura qualitativamente alta e una iconografia (fotografie, infografiche) altrettanto all’altezza. E qui ci riferiamo a riviste di settore o comunque a nicchie di mercato ben definite. 

La carta tiene, o comunque cala meno che altrove, per il livello locale dove è ancora importante ‘quello che dice il giornale’ e dove l’informazione online fatica a trovare spazio, soprattutto per motivi di mancanza di investimenti adeguati e di difficoltà nel reperire inserzionisti pubblicitari. Mentre i quotidiani nazionali perdono molte copie, l’informazione locale ha cali più contenuti.

Ma la carta è importante?

La carta è importante (e quindi ha un futuro?) per i cosiddetti stakeholder di un ente, una organizzazione, un’impresa, e per chiunque abbia qualcosa da dire. La credibilità che l’informazione dei quotidiani e delle riviste fornisce è ancora considerata elevata, anche se non più come un tempo. E, allora, è importante che chi (come noi) si occupa di uffici stampa e di media relation, si interfacci in modo serio nei confronti dell’informazione e di quella cartacea in particolare. Perché è un bene che questa credibilità rimanga come presidio per una informazione che, al di là del supporto, garantisce anche la qualità della democrazia. Ma questa è (anche) un’altra storia.